Spunti per una politica territoriale di B.Ruggeri



Fisco ecologico
La crescente coscienza dell’opinione pubblica sulle tematiche ambientali, pone sempre più al centro del dibattito politico le leggi della natura e la finitezza delle risorse: materia ed energia. Il compito arduo è quello di trasformare le problematiche ambientali spesso vissute come disastri od impicci sulla via della crescita in opportunità ed occasioni di sviluppo. L’ostinazione a non voler riconoscere il sistema economico come sottosistema di quello ambientale e conseguentemente che la crescita del primo e` limitata dal secondo, porta certamente a disastri ambientali e quindi economici. La protezione dell’ambiente, la crescita economica, la giustizia e l’equità sociale sono interdipendenti e vanno perseguite con azioni politiche in maniera armonica avendo ben chiaro che non è possibile ottenere risultati duraturi e sostenibili sul lungo periodo per ognuna di esse, se le azioni sono perseguite in maniera scollegata l’una dalle altre.
Forse una breve rassegna delle differenze nella percezione del mondo tra le due culture puo` essere di aiuto nell’individuazione dei punti da cui partire:
i) gli economisti sono orgogliosi nel rilevare che l’economia mondiale dal dopoguerra ad oggi e` aumentata di 8-9 volte per quanto attiene la produzione di beni e servizi, portando lo standard di vita a livelli impensabili (inuna parte del Pianeta!);
ii) gli ecologisti rilevano come tale crescita basata sulla vendita di combustibili fossili a basso costo (nel senso che il prezzo all’utilizzatore non rispecchia i costi dovuti a disastri ambientali e quelli per la salute) porta alla destabilizzazione del clima; inoltre, essendo tale crescita non esportabile quantitativamente su scala mondiale, essa e` foriera di forte instabilita` sociale (guerre).
iii) gli ecologisti capiscono che tutte le attivita` vitali, comprese quelle economiche, dipendono da un intricato equilibrio tra milioni di specie che vivono in una circolarita` virtuosa tenuta assieme dalla catena alimentare, dai cicli geologici, dai grandi cicli dell’acqua, dai cicli dell’ anidride carbonica e quelli del clima.
iv) gli economisti, sono in grado di allocare in maniera adeguata risorse scarse mediante dinamiche di costi/prezzi e domanda/offerta, traducendo obiettivi in dinamiche politiche, cosa che qualsiasi sistema di pianificazione strategica centralizzato non e` in grado di fare, per contro sono piu` propensi ad un pensiero lineare che non circolare.
v) per gli ecologisti il progresso e` limitato dalla finitezza delle risorse naturali, gli economisti tendono a non vedere limiti, questi ultimi pongono al centro la crescita, mentre i primi la sostenibilita`.
Riusciranno questi due mondi a colloquiare? Parecchia strada e` ancora da percorrere per sviluppare appieno una economia-ecologica in grado di assicurare benessere duraturo e con molto meno petrolio. Molto dipende da grandi decisioni politiche strategiche in grado di porre al centro le questioni ambientali tali da essere coagulo di opportunità di sviluppo duraturo ed equamente distribuito. Tali decisioni se non coinvolgeranno le singole azioni quotidiane che ognuno di noi puo` compiere nella scelta di beni e servizi favorendo ed inducendo la selezione di prodotti e sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente, risultano vane ed inefficaci. In altre parole e` auspicabile che le decisioni economiche siano armonizzate da principi ecologici, in maniera tale da sfruttare appieno le potenzialità e le opportunità che i meccanismi di mercato possono mettere in campo come strumenti di persuasione e diffusione di un diverso approccio nei confronti del “problema ambiente”.
Modalita` e specificita` del processo di sincronizzazione tra agire economico e cicli naturali sono difficili da definire in termini teorici: conta piu` l’agire, lo sperimentare, il valutare e riprovare. In tale contesto l’obiettivo è quello di iniziare una transizione da un sistema di tassazione delle rendite da lavoro e da impresa verso una tassazione di consumo di materia ed energia, a parità di pressione fiscale complessiva; ossia avviare un meccanismo di alleggerimento del carico fiscale dalle attività ed un inasprimento verso beni primari, segnatamente: acqua, aria e terra; in altri termini utilizzare la leva fiscale per orientare lo sviluppo economico verso la sostenibilità ambientale.
Azioni concrete che vadano in questa direzione possono e devono essere messe in campo fin da ora; pertanto riteniamo che il Partito nelle sue varie articolazioni, e dove è possibile fin da ora, debba:
• valutare tutte le forme di finanziamento pubblico (Regione, Provincia, Comune) con elementi premianti e penalizzanti che tengano conto di analisi costi/benefici ambientali: premiare progetti ed iniziative che a parità di prodotti e servizi forniti, lo facciano con meno materia e meno consumo di energia sia nella produzione che nell’uso del bene;
• introdurre delle forme di scarico fiscale graduale e progressivo da beni e servizi più rispettosi dell’ambiente e penalizzando contestualmente quelli che lo sono meno; in tale contesto appare già percorribile fin da ora un sistema di sgravio fiscale sul lavoro di quelle imprese che decidono di entrare nel meccanismo di Kyoto per il risparmio-conversione energetica e contestualmente un aggravio per le altre, incominciando con le quote di imposizione fiscale locali;
• particolare attenzione va rivolta al consumo energetico delle abitazioni (già oggetto di una normativa Comunitaria a partire dal 2006) in quanto quantificabile con precisione in termini di consumi energetici (gasolio, gas energia elettrica) ed altrettanto in termini di imposizione fiscale (IRPEF); una possibile via è quella di indurre azioni di risparmio energetico di qualsiasi tipo mediante la corrispondente riduzione delle tasse che gravano sui singoli e sui beni, con uguale aggravio verso soggetti che non attivino tali comportamenti virtuosi (ovviamente mettendo in atto una serie di azioni atte a tutelare le fasce più deboli, famiglie numerose, monoreddito ecc.);
• per quanto attiene le tariffe di beni e servizi pubblici (acqua, energia elettrica, rifiuti, parcheggi ecc.) va incrementato un sistema tariffario che di volta in volta scoraggi o incoraggi in maniera fortemente differenziata l’utilizzo del bene o del servizio (es. tariffe fortemente crescenti per l’uso dell’acqua al di sopra del quantitativo vitale);
• per quanto attiene al sistema dei trasporti vanno individuati dei meccanismi che in prospettiva permettano di passare dal bene mezzo di trasporto al bene mobilità; tale passaggio non è un processo privo di difficoltà e conflitti, è necessaria una grande capacità di adattamento e di flessibilità della società nel suo complesso, in particolare delle strutture produttive; un primo passo è quello di favorire i mezzi di trasporto a più basso impatto ambientale, ad esempio annullando la tassa di possesso e gravando quei mezzi che non lo sono.

In definitiva vanno ricercate tutte quelle forme di incentivazione fiscale in cui il singolo ne abbia un vantaggio economico immediato perché solo così è possibile generare un forte coinvolgimento sociale in grado di liberare risorse economiche verso tematiche di ricerca ed innovazione in grado di stimolare creatività imprenditoriale e partecipazione del mercato in tutte le sue accezioni, compresa l’allocazione di capitali verso imprese che decidono di giocarsi il proprio destino imprenditoriale sulle tematiche di innovazione eco-efficienti, sia su scala locale che globale, la cui richiesta di beni, processi ed impianti eco-compatibili è di giorno in giorno sempre più stringente.

Non vi e` piu` molto tempo a disposizione affinche` ecologisti ed economisti portino avanti un lavoro congiunto finalizzato al sostegno, recupero e mantenimento di quel capitale naturale, unico in grado di assicurare benessere e sostenibilita` durature. E` proprio il caso di dire che la parola d’ordine e` quella di contaminare le due culture: quella ambientale e quella economica. Con le parole di Weizsäcker: “il compito piu` difficile e` fare in modo che il mercato racconti la verita` ecologica”.

Alcuni esempi di azioni pratiche


Rifiuti
E’ necessario porre al centro dell’azione politica locale la definizione di “rifiuti zero”.
Creare un sistema premiante del tipo win-win: gli esercizi commerciali che pongono a disposizione del consumatore dei sistemi di raccolta degli imballaggi, ne guadagnano in quanto in quanto in maniera progressiva in base al materiale raccolto gli vien decurtata la “tassa rifiuti” all’utente finale vien decurtata parimenti la “tariffa rifiuti” in quanto produce meno rifiuti alla sua abitazione. Tale sistema va contestualizzato nei confronti di quegli esercenti e utenti che non attuano dei comportamenti “ecologicamente virtuosi”, ossia la diminuzione dell’imposizione comunale nei confronti dei primi va caricata sui secondi. In tal modo si genera una competizione “sui valori della sostenibilità”, e nel contempo si creano dei flussi “merceologicamente” adeguati per la crezione di imprese. L’ azienda rifiuti va destrutturata in piccole aziende distribuite sui quartieri (Municipi) in maniera da renderla più agile negli interventi, essenzialmente di formazione/informazione degli utenti. Eliminazione dei cassonetti dal suolo cittadino ed estensione del porta a porta all’intera città.
Bloccare la costruzione dell’inceneritore (inceneritori?) tecnologia obsoleta e generatrice di inquinanti permanenti. Le frazioni vanno valorizzate: la frazione organica va utilizzata per la produzione di bioalcool per autotrazione dei mezzi pubblici.

Acqua

Azzeramento dei profitti provenienti dalla distribuzione dell’acqua pubblica; ritorno alla struttura di Azienda Municipalizzata (processo di de-privatizzazione), la struttura di società per azioni è “pericolosa” perché è strutturalmente orientata al profitto (e l’acqua è un bene primario!) presta il fianco a politiche di “capitalizzazione” tendenti a far cassa. Il prezzo dell’acqua va calibrato rispetto ai costi “industriali” per la produzione dell’acqua potabile ed all’ammodernamento della rete di distribuzione che necessita di un intervento massiccio atto a recuperare l’acqua che ad oggi viene dispersa (valore enorme, intorno al 30% di quella immessa nella rete); le tariffe devono essere disincentintivanti: partendo da un minimo vitale (circa 150 litri per giorno per persona) a consumi crescenti tariffe crescenti, in maniera da premiare l’uso parsimonioso e disincentivare gli sprechi. Attraverso l’azienda è necessario favorire la creazione di “cisterne”, (con incentivi in conto capitale e/o con la leva fiscale locale) a livello condominiale per la raccolta delle acque piovane ed il loro utilizzo in usi non alimentare.

Casa

Vanno bloccate le concessioni edilizie per nuovi insediamenti; va favorite sia il recupero che le ristrutturazioni delle strutture esistenti utilizzando la leva fiscale locale ed incentivi diretti, attaverso una revisione del regolamento edilizio comunale: ogni nuova costruzione (su suolo già occupato) o ristrutturazione va autorizzata se l’edificio diventa “carbon free”. Va definito un piano casa di incentivi e scorpori fiscali per tutti gli interventi che producono un risparmio energetico sia di tipo passivo che attivo nelle abitazioni. Va creato un piano di intervento distribuito sul territorio cittadino che abbia come fine l’introduzione di elementi attivi di produzione di energia elettrica sia di tipo fotovoltaico che mini eolico sfruttando le superfici coperte già esistenti. La rete di distribuzione dell’energia elettrica va parzializzata almeno a livello di quartiere, in maniera da renderla “intelligente” e favorire lo scambio tra mini produttori e e/o singoli produttori. La gestione della rete di distribuzione va “restituita” ai cittadini, solo in questo caso è possibile attivare una incentivazione diretta e tariffaria dell’energia elettrica in grado di favorire l’uso di risorse rinnovabili. Il finanziamento per tali azioni va attinto dagli utili e dalle casse di IRIDE.

Energia e trasporti pubblici
Va immediatamente avviata una politica di trasporti che: disincentivi in maniera forte (vedi Londra) l’utilizzo del mezzo privato con una forte spinta al potenziamento del mezzo pubblico, intermini di servizi offerti ai singoli verso i grandi centri: scuole, ospedali, università, politecnico, centri di eventi fiere ecc. Va attuata una politica di trasporto pubblico che gradualmente nel tempo porti a rendere sostanzialmente gratis il mezzo pubblico (es. Hamburgo 1,30 € per 4 h) in maniera da renderlo effettivamente competitivo, insieme all’aumento delle frequenze ed all’intermodalità (ferrovia, metropolitana, bus, bicicletta). I mezzi di trasporto pubblico vanno trasformati in maniera da avere, dopo un periodo di transizione: tutti mezzi pubblici ad energia rinnovabile. L’energia elettrica va prodotta da fonti rinnovabili, va completata la trasformazione a metano dei bus e vanno alimentati dal gas di discarica di Basse di Stura, che è in grado di fornire combustibile per autotrazione almeno per i prossimi 20 anni. Mai più parcheggi in centro! I parcheggi vanno creati all’ingresso in città (di interscambio) con tariffe simboliche far favorirne l’uso massiccio. Va creato un sistema di trasporto su bici che nel tempo dovrà diventare il mezzo di trasporto più usato, creando piste ciclabili protette e sicure. Va creato un sistema pubblico di trasporto per le scuole (scuola bus) con sistema di prelievo “porta a porta” e tariffe differenziate rispetto alla distanza. Va attuata una politica di incentivazione per il rinnovo del parco taxi per arrivare alla loro trasformazione in veicoli elettrici; vanno creati dei “distributori” di energia elettrica (carica batterie) sul suolo cittadino prodotta con pannelli fotovoltaici, ad un prezzo al di sotto dei carburanti petroliferi.

Perchè TorinoViVa


Secondo stime scientifiche recenti, più del 33% delle malattie nei bambini al di sotto dei 5 anni sono dovute a fattori legati all'ambiente. Prevenire l’esposizione a questi fattori di rischio salverebbe circa 4milioni di vite all’anno solo fra i bambini, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. L’analisi è focalizzata sulle cause ambientali delle malattie e su quanto le diverse patologie possano essere influenzate dall’ambiente. I dati mostrano come decessi, malattia e disabilità possano essere effettivamente ridotti ogni anno attraverso una politica ambientale adeguata. In quest'ottica, è evidente l'importanza che potrebbe avere un'informazione on-line accurata e approfondita sulle tematiche trattate . Anche la Sanità, deve riuscire a risolvere presto e bene il rapporto Ospedali-Territorio per migliorare a costi contenuti l’assistenza domiciliare così come quella nei nosocomi, puntando sempre più alla Prevenzione Primaria, grazie ad operazione educative nelle scuole dell’obbligo.Ritengo interessante l'esperienza dei country hospital, piccole e funzionali "Astanterie di Distretto" per la stabilizzazione di alcune tipologie di pazienti, non trattabili a domicilio ma non da ricovero in Policlinici.

Una base per una Lista Civica E.Cadum


Unione Civica EcoCittà Vive
Valutando la situazione attuale, si avverte la sensazione condivisa che l’apparato politico operi innanzitutto per conservare se stesso. A questo scopo corrisponde un sistema etico nel cui orizzonte sono spesso assenti i problemi più gravi. Non si vuole sostenere la tesi di un disinteresse premeditato, ma piuttosto quella di priorità inopportune e invadenti. Voglio dire che cio’ che dovrebbe rappresentare il fulcro dell’interesse della politica – la collettività con i suoi problemi da risolvere – scivola spesso su un piano secondario e perde visibilità.
Da questa diagnosi mi sembra abbia preso forma il consenso popolare e sia sorta un’intenzione di massima: applicare alla nostra realtà degli strumenti politici da un lato più umili e dall’altro più efficaci.
È emersa l’esigenza di cominciare dal basso: perché un’amministrazione, se non vuole tradire il suo mandato, è chiamata a dialogare con il cittadino nei diversi contesti sociali; per comprendere innanzitutto in quale modo egli, che lo vive, percepisce un problema concreto. Solo da questo confronto può prendere avvio un cammino risolutivo.
Un gruppo di persone animate da senso civico, quale noi siamo, non può pero’ trascurare la complessità del compito. Non è certo un’impresa da dilettanti governare una realtà come Torino, tanto più farsi carico di un cambiamento; avremo bisogno di uno staff tecnico, che da una parte sia veramente tale (e non un’appendice dell’apparato politico), e dall’altra leghi le proprie competenze specifiche alla percezione di chi abita la realtà: diversamente il complesso della cittadinanza vive il ruolo di interlocutore soltanto nella stagione elettorale.
Tutti hanno avvertito con evidenza questo distacco dalla gente, quasi la politica fosse una strana pratica riservata a pochi e incomprensibile ai più; ma abbiamo espresso l’opinione che vi sia un rimedio: partire dai problemi è il nostro primo indirizzo operativo.
Da subito la priorità va attribuita non tanto ai nomi di chi comporra’ la squadra, quanto, viceversa, ad un progetto condiviso da un gruppo paritario, dove le distinzioni dovranno approfondirsi in relazione alle competenze; come dire che, una volta operata un’analisi rigorosa e verosimile dei singoli problemi, allora il gruppo potra’ riconoscere l’autorevolezza dei possibili risolutori.
Insomma ritengo da subito opportuno e necessario lavorare al programma, appoggiando i nostri sforzi ad un’idea di politica come servizio: come se l’amministrazione potesse trasformarsi in punto di riferimento operativo del territorio, capace di un dialogo costante e ideatore di progetti comprensibili per tutti i beneficiari.
Alla base delle nostre argomentazioni, infine, cerchiamo di tenere l‘idea che il sistema dei partiti, se non altro per le realtà locali, abbia fatto il suo tempo; fin tanto che, almeno, si è disposti ad ammettere che esso poggia su una rete di relazioni di potere che spesso prescinde dalle reali emergenze e dai problemi ambientali e sanitari del territorio e delle persone. Questa idea deve essere connaturata alla stessa composizione del nostro gruppo, la cui coerenza non può certo essere intesa a partire dal sistema partitico ma che deve realizzare un buon modello di condivisione delle idee fondanti, sulle quali continuo a riproporre una riflessione.
-Per poter dare concretezza alla nostra Lista-Movimento, possiamo pensare di incontrare quante più persone possibili e nelle sedi più disparate. Il circuito delle Bocciofile, può essere un punto molto concreto e concreto per fare incontri e dibattiti, altrettanto i circoli sportivi, culturali e tutte le strutture di aggregazione sociale esistenti. In queste sedi dobbiamo andare più per ascoltare e raccogliere notizie e suggerimenti, offrendo, se possibile, un concreto e pratico aiuto. In questa chiave vedo estremamente utili gli “Sportelli” che potremmo gestire come Lista/Movimento . I temi : aiuto al cittadino in difficoltà, su mutui, pensioni di invalidità-pagamento e verifica bollette-assistenza sociale………………………Molti fra noi sono dei veri esperti in grado di dare risposte concrete.
Quello che noi faremo, dovrà essere documentato con video, giornali,sito internet e blog, foto, per questo occorre registrare un dominio con il nostro nome e su questo costruire un sito cche parli di noi e di cosa stiamo facendo, oltre che presentare il PROGRAMMA.
I temi su cui lavorare con proposte concrete di programma secondo me sono:
- urbanistica ed edilizia
-trasporti
- ospedali ed ASL
- scuole
- servizi sociali consultori-centri di assistenza…………(disabilita')
- cultura e spettacolo
- attivita' produttive ed occupazione
- sport e tempo libero
- problematiche ambientali in citta'
- giovani
- anziani
-sicurezza
Sono questi temi che competono alla amministrazione locale e che spesso si perpetrano anche in altre aree metropolitane.Se di altro vorremo parlare sarà per darne una ricaduta sul territorio.

PUNTI PER UN MOVIMENTO ECOLOGISTA (da D.COHN BENDIT) trad.E.Cadum

(1) ENERGIA
PER UN FUTURO AL 100% RINNOVABILE

RISPARMIO ed EFFICACIA ENERGETICA
RIDUZIONE DELL’EMISSIONE DEI GAS SERRA del 40% entro il 2020 e del 90% entro il 2050
RISPARMIO ENERGETICO del 20% entro il 2020
Incentivo a motori non basati sull’uso del petrolio NO AL NUCLEARE
SVILUPPO DELLE FONTI RINNOVABILI: investimenti per la ricerca e detassazione sulla costruzione degli impianti di energia rinnovabile
AUTONOMIA ENERGETICA L’Italia che dipende dal gas e dal petrolio importato per la maggior parte delle sue fonti energetiche deve orientarsi ad un’autonomia energetica prima possibile, con il 100% di autoproduzione di energia elettrica e termica per il riscaldamento e i trasporti entro 40 anni
(2) SALUTE E SANITÀ
VOGLIAMO ATTUARE UNA VERA PREVENZIONE PRIMARIA PER SALVARE MILIONI DI VITE
Il nostro stato di salute dipende dall’aria che respiriamo, dall’acqua che beviamo, dagli alimenti che mangiamo, dal confort delle nostre case, dal non evitare pericolosi stili di vita (fumo, alcool, droghe)
Da un terzo ad un quarto delle malattie sono di origine ambientale ed è possibile prevenirle
Ipertensione, diabete, cancro, obesità, asma sono le principali malattie in Italia. Nel terzo mondo si muore di fame, in Italia si muore di alimentazione eccessiva e sbagliata e di mancanza di esercizio fisico nel contatto con la natura
Prevenzione e miglioramento dell’ambiente di vita e di lavoro e non sempre e solo sulle cure, sempre più costose e fonte di deficit pubblico e sempre più circoscritte alle fasce più abbienti di popolazione
VOGLIAMO L’APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE e la prevalenza dell’interesse pubblico all’interesse privato in tutte le situazioni di dubbio
VOGLIAMO IL MANTENIMENTO DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE e la lotta contro ogni sussidio alla sanità privata
(3) OCCUPAZIONE
PER UN CAMBIAMENTO ECOLOGICO DEL MONDO DELL’OCCUPAZIONE E PER UN’ECONOMIA SOCIALE E SOLIDALE
La crisi americana ha generato una crisi sistemica. continuare a investire miliardi per salvare industrie vecchie, obsolete e inquinanti non serve a nulla se non a prolungare le cause della crisi.
VOGLIAMO L’INTRODUZIONE DEL PRINCIPIO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE ED AMBIENTALE DELLE IMPRESE e il divieto di importazione da Paesi inquinanti
VOGLIAMO LA MODERNIZZAZIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA, l’impiego delle energie rinnovabili nelle industrie, nei trasporti, nell’agricoltura, perché l’Italia diventi un paese leader in questo campo a livello mondiale
Vogliamo il sostegno al principio che è meglio riparare che gettare via, è meglio riciclare che gettare in fumo o in discarica. Auspichiamo la nascita di imprese legate alla riparazione ed al riciclaggio.
VOGLIAMO IL SOSTEGNO ALL’ECONOMIA LOCALE e la riduzione e penalizzazione della globalizzazione industriale e commerciale, gli incentivi alle piccole imprese di prossimità, per un’economia sociale e solidale, basata sulla cooperazione e il mutuo aiuto e sulla rilocalizzazione delle attività economiche sulla base del principio della prevalenza della filiera corta
VOGLIAMO LA RIDUZIONE DEI TEMPI DI LAVORO e il miglioramento della qualità della vita extra lavorativa
Vogliamo 1 milione di nuovi posti di lavoro verdi in 10 anni: VOGLIAMO I COLLETTI VERDI e non solo i colletti blu e bianchi, localizzati:
- nell’agricoltura biologica
- nelle energie rinnovabili
- nei trasporti ecologici
- nel riciclaggio
- nella ricerca e sviluppo in campo ambientale
- nella gestione del territorio e delle città, del turismo verde, della biodiversità
- per lo sviluppo dell’artigianato, della riparazione, dei servizi alla persona
VOGLIAMO UN SERIO IMPEGNO DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA PER UNA TRANSIZIONE DAI PROPULSORI BASATI SULL’USO DEL PETROLIO A QUELLI BASATI SU ENERGIE RINNOVABILI E NON INQUINANTI: impegno a non delocalizzare e impegno a costruire entro 10 anni una vettura nuova, ecologica, sobria, riciclabile, facilmente riparabile, economica e alla portata di tutti
(4) BIODIVERSITÀ
PROTEGGERE LA BIODIVERSITÀ SIGNIFICA INTEGRARE LA TUTELA DELLA NATURA NELLE POLITICHE DI SETTORE
Assistiamo alla continua scomparsa delle specie animali e vegetali sul nostro pianeta. Il 40% dei mammiferi, degli uccelli, dei rettili dei pesci e finanche e delle farfalle sono in pericolo.
La biodiversità è minacciata dall’agricoltura intensiva, dai cambiamenti climatici, dall’urbanizzazione e impermeabilizzazione dei suoli, dalla pesca intensiva.
Vogliamo la protezione della biodiversità in tutte le politiche: infrastrutture, trasporti, urbanizzazione, agricoltura, pesca, gestione delle foreste e del territorio
Vogliamo rendere sostenibile la pesca e cambiare la politica italiana in questo settore, vietare la pesca illegale e imporre la tracciabilità di tutti i prodotti della pesca
Vogliamo più riserve marine e tutela delle coste dalla cementificazione, più riserve naturali, fino al 20% del territorio nazionale e salvaguardia delle specie
Vogliamo una lotta senza quartiere contro l’inquinamento del territorio, dei mari e delle acque interne. Vogliamo abrogare la depenalizzazione attuale dei reati ambientali e introdurre il carcere per chi inquina, e distrugge per decenni o centinaia di anni il bene di tutti
Vogliamo una politica di prevenzione dell’inquinamento, di sorveglianza, di monitoraggio e di messa a disposizione di più mezzi per la lotta all’illegalità ambientale
(5) AGRICOLTURA
UN’AGRICOLTURA LOCALE E ITALIANA PER UN’ALIMENTAZIONE SANA

Vogliamo sostenere un’alimentazione sicura, sana, locale e stagionale
Vogliamo contrastare gli allevamenti intensivi favorendo l’integrazione nel territorio e il rispetto per gli animali e per la riduzione dell’inquinamento da nitrati. Vi è un eccesso in Italia di malattie dovute ad un’alimentazione basata su proteine animali, causa di tumori, obesità, malattie cardiovascolari. Ridurre la disponibilità di questi prodotti nocivi se assunti in misura eccessiva aiuta anche la salute della popolazione.
Dobbiamo sostenere un’agricoltura biologica, con aiuti e detassazione (IVA allo 0%) e promuovere tutte le forme agricole più rispettose dell’ambiente, rendendole economiche e alla portata di tutti. Ciò saraà possibile in tempi ragionevoli (15 anni) se vi saranno aiuti tecnologici ed economici alle imprese agricole interessate. Auspichiamo:
- un aiuto alle imprese che vogliono convertirsi al biologico
- Offerta di formazione agli agricoltori su tecniche di coltivazione
- Ricerca e sviluppo in campo ecologico dell’agricoltura
- Incentivi alla selezione e mantenimento delle specie vegetali ed animali
- Organizzazione di filiere corte regionale e locali
Vogliamo il bando degli OGM dal territorio nazionale, con una riforma sull’ordinamento delle sementi e con la misura dell’interdizione perpetua dei brevetti sulle specie viventi.
(6) CASA
UNA POLITICA PER LA CASA INTEGRATA NEL TERRITORIO
ALLOGGI IN AFFITTO. Vogliamo una politica per la casa che renda disponibili per l’affitto 1 milione di alloggi.
RIQUALIFICAZIONE DELLE PERIFERIE degradate sotto l’aspetto della sicurezza e dei servizi sociali (scuole, uffici) e servizi privati; adozione di un progetto periferie in ogni grande città
INNOVAZIONE ECOLOGIA ED ENERGETICA. Vogliamo una certificazione energetica degli edifici completa entro 5 anni e una politica per l’introduzione di obblighi ecologici per i nuovi edifici e la penalizzazione dell’importo ICI di edifici privi di sistemi di recupero energetico, pannelli solari e fotovoltaici .Auspichiamo un rilancio del settore edilizio in campo pubblico e privato, legato all’introduzione di modifiche in senso ecologico e di contenimento energetico degli edifici
(7) EDUCAZIONE E ISTRUZIONE
UNA POLITICA PER INTERNET E CONTRO L’ANALFABETISMO DI RITORNO
Milioni di Italiani nonostante la scuola dell’obbligo fino a 16 anni non sono in grado di riempire un modulo in ospedale, o di decifrare un contratto di assicurazione auto, o di calcolare una distanza o il tempo necessario per coprirla. Oggi sono presenti nuove modalità di informazione e comunicazione ancora troppo poco diffuse in larghi strati della popolazione (mentre sono diffusissime tra chi conosce bene le capacità manipolative dei media)
VOGLIAMO UN PIANO NAZIONALE CONTRO L’IGNORANZA DIFFUSA per ridurre la percentuale intollerabile di persone illetterate e incapaci di muoversi in una società tecnologicamente avanzata
Vogliamo introdurre un PIANO NAZIONALE PER LE NUOVE TECNOLOGIE INTERNET di informazione e comunicazione nell’ambito dei programmi scolastici. Difendiamo un internet libero e la possibilità di acceso gratuita per tutti ed in ogni luogo.
Vogliamo che cessi la subordinazione dei bisogni alle scuole, della ricerca e dell’Universita’ agli interessi dei privati. L’educazione è un bene pubblico comune
La scuola deve essere un veicolo della cultura della diversità e della valorizzazione del patrimonio storico ed artistico del nostro Paese, della difesa dei dialetti regionali, dello scambio culturale con altri Paesi, dell’incoraggiamento al multilinguismo, alla difesa della diversità culturale che rappresenta un patrimonio dell’umanità e che va preservata per le future generazioni
(8) DIRITTI UMANI
UNA POLITICA ECOLOGICA, DI DIFESA DELLA BIODIVERSITÀ, PROTETTRICE DEI DIRITTI E CONTRO LE DISCRIMINAZIONI VERSO TUTTO E TUTTI
« è necessario garantire i diritti e le libertà fondamentali dell’individuo»
VOGLIAMO UN’ITALIA APERTA ED ACCOGLIENTE, rispettosa dello sviluppo e dei diritti per tutti.
RIFIUTIAMO OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE fondata sul sesso, l’origine, l’appartenenza a minoranze etniche e culturali, la religione, gli handicap, la salute, l’età, l’orientamento sessuale
VOGLIAMO IL RISPETTO DEI DIRITTI DEI BAMBINI e della convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia
VOGLIAMO IL RISPETTO DEI DIRITTI DEGLI HANDICAPPATI che si trovano spesso nell’impossibilita’ di vivere una vita piena e la ratifica di un patto di tutela contro gli ostacoli quotidiani degli handicappati .
(9) DIRITTI SOCIALI
DIFESA DEL BENE COMUNE - ESTENSIONE DEI SERVIZI PUBBLICI – SOLIDARIETÀ
DI FRONTE ALLA CRISI, VOGLIAMO UNA POLITICA COERENTE, DI SOLIDARIETà E DI TUTELA DEI DIRITTI SOCIALI, di difesa contro la povertà, e la garanzia di un salario minimo per tutti i residenti sul suolo italiano
Lotta contro il precariato, l’ineguaglianza e l’esclusione sociale
Lotta contro il liberismo e contro il principio della prevalenza dell’impresa privata su quella pubblica

I CELLULARI QUINTUPLICANO IL RISCHIO DI TUMORE AL CERVELLO NEI BAMBINI

I minori appaiono maggiormente in pericolo perche' hanno il cranio piu' sottile L’uso dei telefoni cellulari aumenterebbe di cinque volte il rischio di tumore al cervello per bambini e teenager. Sono questi i risultati di un'allarmante ricerca svedese ripresa dal domenicale britannico 'Independent on Sunday'. I minori appaiono maggiormente in pericolo perche' hanno il cranio piu' sottile e quindi le radiazioni emesse dai cellulari penetrano con maggiore profondita' e nocivita' dentro la sostanza grigia. La ricerca è stata coordinata dal professor Lennart Hardell, dell'universita' di Orebro. A suo giudizio il rischio di tumore al cervello si quintuplica per bambini e adolescenti anche se vivono in abitazioni dove ci sono telefoni fissi senza fili. 'I segnali sono allarmanti. Dovremmo prendere delle precauzioni', ha detto al domenicale il prof. Hardell. A suo avviso i bambini sotto i 12 anni dovrebbero far uso di telefonino 'soltanto in casi di emergenza' mentre i teeenager dovrebbero servirsi dei congegni di 'viva voce' e 'concentrarsi sui messaggini'. Queste precauzioni dovrebbero essere in atto fino all'eta' di vent'anni quando il cervello arriva al suo definitivo sviluppo. Lo studioso svedese avverte che non si puo' escludere per il futuro una vera e propria epidemia di tumori al cervello provocata dall'uso del telefonino durante l'infanzia e l'adolescenza: in parecchi casi ci vogliono infatti decenni prima che il cancro si manifesti. La ricerca svedese menziona in particolare il rischio di due tipi di tumore: glioma e neuroma acustico, il secondo benigno ma spesso causa di sordita'.
Il terzo Manifesto su cambiamenti climatici e futuro della sicurezza alimentare è stato presentato il 30.05 a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo. Lo ha fatto la Regione Toscana, attraverso l’Arsia, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura, proseguendo così la battaglia (che greenreport condivide) al fianco della Commissione Internazionale sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura, presieduta da Vandana Shiva
L’agricoltura delle multinazionali, delle grandi industrie, delle monocolture Ogm incide negativamente sul clima del nostro pianeta – nonostante le lobby biotech e una parte dei media nazionali asseriscano l’esatto opposto - , aggravando il surriscaldamento e contribuendo alla diminuzione delle risorse idriche. L’effetto contrario, ovvero una mitigazione dell’influenza dei mutamenti del clima – è questo l’assunto di fondo del Manifesto presentato dalla presidente della Commissione Vandana Shiva e dal presidente della Regione Toscana Claudio Martini – può essere ottenuto avvalendosi di un’agricoltura sostenibile, rispettosa della biodiversità e legata ai territori di produzione.

Tra i motivi che gli esperti della Commissione, provenienti da tutto il mondo, attribuiscono al sistema agricolo industrializzato ritenendolo corresponsabile della sempre maggiore vulnerabilità del clima il ‘Manifesto’ ne individua almeno quattro: la presenza di monocolture; l’uniformità genetica (con il largo utilizzo di Ogm); i trasporti a lunga distanza (con il relativo inquinamento) dovuti allo stile di consumo occidentale; l’utilizzo intensivo dell’acqua.

Il Manifesto si concentra sul tema del rapporto tra i sistemi alimentari e i cambiamenti climatici e lo fa in un momento particolare nel quale la crescita senza precedenti dei prezzi delle materie prime agricole ha riportato al centro del dibattito il tema delle politiche agricole come perno della sicurezza e della sovranità alimentare di fronte ad una nuova e (sembra) non breve recrudescenza di fame nel mondo.

Viceversa un’agricoltura più attenta ai territori, alla biodiversità e alla sostenibilità ambientale può attenuare fortemente l’impatto dei cambiamenti climatici, perché, per esempio, contribuisce a ridurre le emissioni derivanti da carburanti fossili e di gas serra e incrementa l’assorbimento di carbonio da parte delle piante e del suolo. Inoltre la diversità genetica, presente laddove si salvaguarda la biodiversità, permette di per sé maggiori possibilità di resistenza prima e di adattamento poi ai cambiamenti climatici. Questa agricoltura ha effetti positivi sul clima anche perché, destinando gran parte dei suoi prodotti al territorio, riduce i consumi energetici per trasporti (è infatti privilegiato l’utilizzo di prodotti locali), e anche il consumo di acqua (l’agricoltura ecologica e biologica, ad esempio, riduce la richiesta di irrigazione intensiva.

Il Manifesto promuove un’agricoltura ecologica e sostenibile, già al centro delle politiche regionali, sia sostenendo produzioni di qualità (DOP, IGP, prodotti tradizionali), sia incentivando l’agricoltura biologica e integrata. Il Manifesto afferma inoltre che la biodiversità riduce la vulnerabilità al cambiamento climatico, e a questo proposito la Toscana si è da tempo dotata di una normativa sulla tutela delle risorse genetiche animali e vegetali, attivando aiuti specifici agli agricoltori che coltivano o allevano razze a rischio di erosione genetica. In merito ai paventati i rischi di un’agricoltura monoculturale e basata sugli Ogm, la Toscana è stata la prima regione italiana a vietare gli Ogm nel proprio territorio, promuovendo una rete di 42 regioni europee Ogm-free.

Sul tema delle agrienergie la Regione si è mossa nello spirito del Manifesto, sostenendo soprattutto sistemi localizzati di produzione di energia da biomasse legnose, che utilizzano quindi i residui dei tagli selvicolturali. Infine sulla questione dell’acqua, oltre a ad avere realtà produttive che non prevedono un consumo intensivo, in Toscana è da tempo in atto anche un piano riguardante i numerosissimi laghetti montani, le vasche di raccolta ed i bacini di accumulo per permettere il loro utilizzo da parte delle aziende.

Il nucleare al tempo delle favole
di Lucia Venturi

LIVORNO. Il governo Berlusconi mostra i muscoli anche in politica energetica: «Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione - ha annunciato infatti il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, intervenuto ieri alla giornata d’insediamento di Emma Marcegaglia a presidente di Confindustria.
«Solo gli impianti nucleari - ha aggiunto il ministro - consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell´ambiente».
Ma in queste due frasi, il ministro Scajola ha riassunto quelle che sono ad oggi ancora le criticità dell’energia ottenuta dall’atomo: la disponibilità di centrali di nuova generazione, i costi, il problema delle scorie e della finitezza del combustibile. Senza dimenticare la difficoltà in questo paese che si rileva ogni qual volta si progetti di costruire un impianto, anche per la produzione di compost, per le proteste della popolazione.
Abbiamo rivolte queste domande a Massimo Scalia,

Si pensa alla quarta generazione per il ritorno del nucleare nel nostro paese, perché risolverebbe il problema delle riserve di uranio e quello della sicurezza, è così?
«Scajola ripete quello che l’ad di Edison, Quadrino, raccontava pochi giorni fa all’università di Milano. Sono reattori di terza generazione. Infatti quelli su cui discute il consorzio Generation IV dovrebbero essere disponibili - per stessa ammissione di chi ci lavora - il prototipo industriale nel 2025 e la commercializzazione non prima del 2030. Ma quanto uranio fissile sarà rimasto allora, visto che lo studio 2001 dell’Aiea, l’agenzia delle Nazioni unite per l’energia atomica, ne contabilizzava in 35 anni le riserve operative? Guerre per l’uranio come quelle sul petrolio? Né va dimenticato, Ahmadinejad ce lo ricorda tutti i giorni, che anche i reattori del futuro servono a far prolificare l’industria delle bombe».

Scajola dice anche che il nucleare ha costi competitivi
«Il nucleare si tiene solo se sovvenzionato con finanziamenti pubblici o agevolati. Quelli di Edison saranno sicuramente dei maghi a garantire che non ne hanno bisogno, perché in America l’ad di quella industriola che è la Exelon ha detto che i primi due reattori nucleari che si faranno nei prossimi anni - gli ordinativi interni erano fermi dal 1978! - non avrebbero mai visto la luce se non ci fossero stati gli incentivi per il nucleare varati da Bush nel 2005.
Per restare in Europa, il reattore di terza generazione in costruzione a Olkiluoto, in Finlandia, lo stanno facendo con 600 milioni di euro francesi, prestati con lo stesso tasso agevolato riservato ai Paesi in via di sviluppo e con quasi 3 milioni di euro della Deutsche Bank. Ad aumentare i costi c’è poi lo smarginamento dei tempi per i doverosi controlli dell’ente di sicurezza: sui primi due anni ha già accumulato un anno di ritardo nella costruzione. Un dejà vu.
In ogni caso i costi del kwora nucleare dichiarati da quelli che lo fanno, non da quelli che lo studiano, sono 5,3 cent di euro dalla Francia (insospettabile in materia) e 6,1 cent come obiettivo al 2010 dal Doe (Usa), non i vergognosi 2 cent sbandierati da Piero Angela in un suo Superquark».

C’è poi il problema delle scorie radioattive
«Sì ed è da sottolineare il fatto che mentre si ha la pretesa di dire che il problema è praticamente risolto non meno di tre anni fa si stanziavano miliardi di euro da parte di Europa, Usa e Giappone per finanziare la ricerca fondamentale per progetti di “incenerimento” delle scorie. Se il problema fosse davvero risolto, perché continuare ad investire così tanto in queste ricerche?»

Riguardo alla accettabilità, sembra che il fatto che con un referendum sia stato bocciato il nucleare nel nostro paese, sia da considerarsi un “fatto simbolico”.
«Il referendum del 1987 ebbe infatti un grande risultato simbolico, quello di bandire il nucleare dalla pubblica opinione. Il governo di allora tentò di far sopravvivere il “limitato presidio nucleare” ma altre battaglie nel Paese e nel Parlamento portarono alla chiusura definitiva nell’agosto del 1990».